
L’articolo, a cura del Prof. Vittorio Capuzza, analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale sul linguaggio e sul diritto, con particolare attenzione al diritto amministrativo. Muovendo dai mutamenti comunicativi introdotti dal digitale, si riflette sull’uso dell’IA come nuovo autore e interprete, evidenziandone i limiti rispetto alla creatività e all’esperienza umana. Il nuovo Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 36/2023) integra l’uso dell’IA, pur subordinandolo a principi come risultato, fiducia e controllo umano. Viene ribadita l’irriducibilità di alcuni ambiti del diritto – ispirati alla iustitia più che allo ius – all’automazione, sottolineando come il pensiero giuridico resti, in ultima istanza, un’espressione umana insostituibile.